Rappresentazione dello spazio ed egocentrismo percettivo

  • Pio Alfredo Di Tore Pensa MultiMedia Editore

Abstract

L’articolo presenta i risultati di una ricerca sulla rappresentazione dello spazio
e sul perspective taking in età evolutiva, volta ad indagare due temi specifici:
l’età in cui il bambino abbandona, di norma, l’egocentrismo percettivo,
e le differenze di genere nella gestione dei sistemi di riferimento spaziale.
Il lavoro affronta il tema con uno strumento non abusato per questo
campo, un videogame, progettato e sviluppato ad hoc, che ha costituito lo
strumento di raccolta dei dati per il progetto di ricerca sperimentale.
Il lavoro inizialmente approfondisce il tema della rappresentazione dello
spazio nel bambino, da Piaget alle neuroscienze, descrivendo i sistemi di riferimento
concorrenti nella rappresentazione dello spazio, l’impianto concettuale
piagetiano, riportando il dibattito scientifico sulle “tre montagne”
e sulla teoria spaziale dell’empatia. Descritto il framework concettuale, il testo
illustra il disegno di ricerca, il percorso di design e sviluppo del videogame,
la modalità di raccolta dei dati e discute i risultati ottenuti. Il percorso
sperimentale ha portato a constatare come i processi cognitivi coinvolti nelle
attività peculiari di rappresentazione dello spazio siano processi coinvolti
nella gestione delle modalità di relazione intersoggettiva. La fascia di età
compresa tra 6-7 anni e 12-13 anni è il periodo in cui il bambino apprende il
cambiamento di punto di vista, in senso letterale e, in accezione ampia, realizza
che il mondo non può essere visto a senso unico, che lo spazio si può
manipolare, che è possibile prendere in considerazione i pensieri e le emozioni
altrui. È l'età in cui si sviluppa la capacità di empatia, intesa come la capacità
di rimanere se stessi mettendosi al posto degli altri posto di altri, per
vedere il mondo con gli occhi altrui.

Pubblicato
2019-09-30
Sezione
Articoli