Il tempo, la misura, la dissonanza. L’ADHD come lente critica sulle culture valutative del sistema AFAM. Validità delle inferenze, barriere costruttoirrilevanti e costruzione del merito nei Conservatori di musica
Validité delle inférences, barrières non pertinentes au construit et construction du mérite dans les Conservatoires de musique.
DOI:
https://doi.org/10.7346/sird-012026-p22Parole chiave:
ADHD; AFAM; Culture valutative; Neurodiversità; Tenuta docimologica.Abstract
L’Attention-Deficit/Hyperactivity Disorder (ADHD) costituisce una lente critica privilegiata per decostruire le architetture formative e valutative dei Conservatori di musica. Muovendo dalla pedagogia speciale e dal dibattito internazionale sulla persistenza del disturbo in età adulta (Barkley, 2015; Faraone et al., 2015; Kooij et al., 2019), emergono le tensioni strutturali tra i profili neurodivergenti e le temporalità istituzionali del sistema AFAM. Il tempo, inteso come risorsa, dispositivo di selezione e criterio valutativo implicito, gioca un ruolo determinante: molte delle difficoltà esperite dagli studenti con ADHD si rivelano barriere costrutto-irrilevanti che minano la tenuta docimologica delle inferenze prodotte in sede d'esame (Messick, 1995; Kane, 2006; AERA, APA, NCME, 2014). In tale prospettiva, l'analisi si sposta dalla dimensione clinica a quella della progettazione formativa, evidenziando come la mancata considerazione dei deficit esecutivi (Sonuga-Barke et al., 2008) possa generare forme di esclusione occulta. Gli accomodamenti ragionevoli smettono dunque di essere semplici concessioni per configurarsi come condizioni epistemologiche di equità, coerenti con un approccio basato sulle capabilities (Nussbaum, 2011) e necessario a garantire il rigore della certificazione del merito. L'ADHD, lungi dal configurarsi come questione marginale, sollecita così un ripensamento profondo delle culture valutative e del paradigma dell’eccellenza nell’alta formazione artistica.
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