L’ipertesto fra spazi dello scrivere e luoghi del leggere
DOI:
https://doi.org/10.7347/EdL-02-2025-05Parole chiave:
ipertesto, spazi dello scrivere, modi di leggere, luoghiAbstract
Quando la scrittura rappresenta una trascrizione del linguaggio verbale assume una disposizione lineare, che la struttura dell’ipertesto non altera. I processi di digitalizzazione hanno piuttosto mutato il supporto di scrittura, perché quello elettronico può riprodurre migliaia di testi. Risulta così trasformato l’oggetto di lettura, le cui novità dipendono in larga misura dalle funzioni del supporto, che sono differenti da quelle delle precedenti superfici di scrittura. Da qui un ripensamento anche dei modi di leggere. Le osservazioni che seguono nascono dai riconoscimenti della linguistica e, in particolare, della sociosemiotica (Deni, 2002; Semprini, 2003; Zinna, 2004) e argomentano come l’originaria funzione di spartito della pagina richiami il concetto di spazio (Farinelli, 2003, 2009). La linearità della scrittura, cui deve adattarsi anche la lettura non sequenziale propria dell’ipertesto, riflette tutte le caratteristiche dello spazio. A trasformare un ordine da spaziale in locale può invece essere il modo di leggere come dimostra la lettura ad alta voce condivisa (Batini, 2022, 2023). Un luogo è stato definito un campo di attenzione (Tuan, 2001), i cui limiti sono fissati dall’udibilità della voce. Questa forma di lettura affianca allora all’enunciato l’atto di enunciazione, al testo il qui ed ora del contesto, alla scrittura la comunicazione orale.
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