Trattamento psicoterapeutico degli autori di violenza di genere: l’esperienza all’interno della Casa Circondariale di Modena
DOI:
https://doi.org/10.7347/RIC-042024-p287Abstract
Il fenomeno dei reati di violenza di genere pone le Istituzioni di fronte a una questione non semplice, ma di fondamentale importanza: da un lato, salvaguardare le vittime, mediante disposizioni legislative idonee a garantire la sicurezza della società; dall’altro, favorire interventi di trattamento nei confronti degli aggressori, in modo da ridurre al minimo il rischio di recidiva. Una concezione dell’espiazione della pena come mera detenzione punitiva rischia di sostenere la cultura della stigmatizzazione e dell’esclusione che, invece di permettere un’adeguata prevenzione e un successivo reinserimento della persona nella società, potrebbe favorire la reiterazione del reato stesso. In quest’ottica, il carcere deve avere una finalità rieducativa, ovvero configurarsi come un’opportunità per entrare in contatto con sé stessi e porre le basi per un potenziale cambiamento.
Su questo presupposto, la Casa Circondariale di Modena e la Medicina Penitenziaria dell’Ausl di Modena hanno delineato un protocollo d’intervento psicoterapeutico rivolto a detenuti per reati di violenza di genere, mirato a favorire la presa di coscienza e la messa in discussione di sé, per l’inizio di un potenziale cambiamento. L’obiettivo è rendere questi pazienti in grado di scegliere modalità relazionali alternative alla violenza, riducendo così il rischio di recidiva. Ai fini della prevenzione e della tutela sociale, la conclusione dell’intervento in carcere prevede, ove possibile, l’invio del paziente ai servizi sanitari di residenza o a enti/associazioni per la continuità del trattamento, sia in caso fruizione di misura alternativa alla detenzione, sia una volta espiata la condanna.
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