Il fenomeno della “resilience”

Autori

  • Marco Marchetti
  • Carla Giambalvo

Abstract

Lo studio delle conseguenze del maltrattamento infantile (abuso sessuale, violenza fisica e abbandono) ha suggerito che il risultato dell’interazione tra l’esposizione ad un’esperienza negativa ed i fattori protettivi e fattori di rischio presenti sia nella situazione che nel soggetto, sia costituito da una vasta gamma di espressioni fenotipiche ai cui estremi si trovano, da una parte, soggetti affetti da gravi psicopatologie e, dall’altra, individui che apparentemente mostrano un buon adattamento; un buon adattamento è costituito, in sostanza, da un funzionamento competente dal punto di vista comportamentale, sociale e cognitivo. Questi individui sono stati definiti “resilient”, che mal si traduce nella nostra lingua come “resiliente”, “elastico” o “capace di recupero o ripresa”. L’aggettivo “resilient” deriva a sua volta dal termine “resilience” (in italiano resilienza, elasticità, capacità di recupero o ripresa). Dall’esame della letteratura riguardante la “resilience” è emerso che, allo stato attuale, essa è definita come un processo dinamico di sviluppo, di natura multidimensionale, che implica un adattamento positivo all’interno di un contesto significativamente avverso. Lo sviluppo della “resilience” dipende in stretta misura dalla presenza di numerose variabili, di cui alcune si associano in modo positivo alla “resilience” (fattori protettivi) ed altre in modo negativo (fattori di rischio). Riguardo i fattori protettivi, i ricercatori ne hanno individuato una triade: 1) le caratteristiche psicologiche individuali, che comprendono le capacità cognitive spiccate, l’elevata autostima, il “locus of control” interno, per gli eventi positivi, e il “locus of control” esterno, per l’abuso (consistente nell’attribuzione esterna di colpa), la spiritualità, la “ego-resiliency” (elasticità o malleabilità), le strategie per affrontare il trauma (“coping strategies”) sia negative che soprattutto positive; 2) le relazioni familiari calde e sicure; 3) la presenza di un contesto extrafamiliare supportante ed affidabile. I tre elementi della triade, in realtà, cooperano nel determinismo della “resilience” contrastando, invece, l’effetto negativo dei fattori di rischio che spesso coesistono nelle situazioni di maltrattamento (come il basso livello socio-economico o la presenza di una madre affetta da depressione). Particolare rilievo assumono le modalità di raccolta dati: la maggior parte degli autori consiglia di utilizzare notizie provenienti dai genitori, dagli insegnanti e dai coetanei, ma anche dai soggetti in questione tramite autovalutazioni, test per valutare l’intelligenza e le capacità personali, risultati scolastici.

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Pubblicato

2014-12-18

Fascicolo

Sezione

Articoli