Gli immediati dintorni della città nella poesia di Antonia Pozzi: Periferia e Treni

Autori

  • Georgia Fioroni

Abstract

In una lettera del 20 giugno 1935, Antonia Pozzi (nata il 13 febbraio 1912 e morta suicida il 3 dicembre 1938) si rivolge all’amico Vittorio Sereni con queste parole:

È come se avessi tagliato tutti i legami col mondo di fuori, a beneficio di un mondo che ha già la sua data di morte, che forse non esiste neppure come mondo a sé, ma è solo il morire di tutto un lungo spazio di vita.

Nell’arco di poche righe vengono espressi pensieri di solitudine, marginalità e morte che percorrono le lettere, i diari, nonché l’opera in versi di Antonia Pozzi. Si veda, ad esempio, la cartolina postale scritta da Pasturo il 19 giugno 1935:

[…] sono qui, in questa pausa di solitudine, come un po’ d’acqua ferma per un attimo sopra un masso sporgente in mezzo alla cascata, che aspetta di precipitare ancora. […] Sempre così smisuratamente perduta ai margini della vita reale: difficilmente la vita reale mi avrà e se mi avrà sarà la fine di tutto quello che c’è di meno banale in me.

O, ancora, le riflessioni espresse nel diario in data 12 marzo 1935, correlate all’arte di Thomas Mann, e in particolare alla figura di Tonio Kröger, personaggio cui la Pozzi si identifica spesso:

T.K. [Tonio Kröger] nella tempesta, quando il suo cuore batte all’unisono con le onde sconvolte, non sa formulare nessun canto. Saprà cantare – sebbene T.M. [Thomas Mann] non ce lo dica – solo da riva, quando la tempesta sarà solo un ricordo ed egli la contemplerà oggettivata nella sua immaginazione.

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Pubblicato

2015-01-22

Fascicolo

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Articoli