Corpo in movimento, libertà in relazione: una lettura pedagogica dello sport alla luce della paideia greca
DOI:
https://doi.org/10.7346/aspei-012026-02Palabras clave:
paideia; areté; cura di sé; apprendimento trasformativo; comunità educativa.Resumen
Nel mondo greco, l’agōn (competizione regolata) costituiva un’esperienza formativa integrale, in cui corpo, mente e cittadinanza si coniugavano armonicamente nella paideía, intesa come processo di educazione
completa dell’individuo. Tale orizzonte educativo, fondato sulla responsabilità, sul riconoscimento del limite e sulla relazione comunitaria, trovava nel ginnasio il suo spazio privilegiato: luogo in cui il giovane
coltivava la sōphrosýnē (misura, autocontrollo, temperanza), principio di equilibrio che rende possibile la libertà e nutre la philía (amicizia solidale). Alla luce di questo paradigma, si pone oggi la questione di come una reinterpretazione pedagogica dell’esperienza agonale greca possa contribuire alla costruzione di una pedagogia della libertà e della cura nei contesti sportivi contemporanei, restituendo al corpo un
valore formativo, relazionale e riflessivo, capace di superare le logiche di mera efficienza e prestazione. In tale prospettiva, una riflessione pedagogica sul rapporto tra corporeità, agonismo e libertà può intrecciarsi
in modo fecondo con le istanze della sport pedagogy, dell’embodied cognition e della positive pedagogy, orientando l’educazione sportiva verso una visione critica, relazionale e consapevole del corpo. Da un
punto di vista metodologico, il contributo si configura come una riflessione teorico-ermeneutica, finalizzata a esplorare i significati educativi impliciti nella tradizione della paideía e a metterli in dialogo con i concetti e le pratiche della contemporaneità. Esso non intende proporre un’indagine empirica, ma un’analisi concettuale e interpretativa fondata su fonti storiche, filosofiche e pedagogiche, volta a offrire nuove chiavi di lettura per la comprensione educativa dell’esperienza corporea e agonale.
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