Richiesta di contributi n. 200 (2026)

2026-02-16

La pratica sportiva e il mondo delle associazioni sportive.
Per una pedagogia dell’esperienza, della corporeità, della cura  e della libertà nei contesti associativi

Curatore: Antonio Borgogni

La pratica sportiva, intesa come esperienza incarnata e situata, costituisce un ambito privilegiato di formazione della persona e un dispositivo educativo ad alta densità simbolica. Nei contesti delle associazioni sportive, il corpo si configura come luogo di esperienza e di relazione, spazio e luogo di apprendimento e di costruzione di senso: attraverso il movimento si attivano processi di soggettivazione, si elaborano identità, si apprendono forme di convivenza e si sperimentano modalità di partecipazione alla vita comunitaria.

Con riferimento alla prospettiva deweyana dell’esperienza, che vede il soggetto interagire dinamicamente con l’ambiente (Dewey, 1938), lo sport praticato nelle associazioni sportive può essere inteso come contesto di apprendimento trasformativo, in cui il corpo in azione diviene occasione di riflessività e crescita. Tale visione dialoga con l’epistemologia pedagogica di stampo fenomenologico (Bertolini, 1988) e con l’idea di apprendimento trasformativo (Mezirow, 2000): la prima, infatti, invita a leggere l’educazione come processo intenzionale radicato nell’esperienza concreta; la seconda sottolinea il valore critico-riflessivo delle pratiche formative.


La logica, cui sovente lo sport si sottopone, di mero esercizio tecnico e prestativo, può essere superata nella prospettiva di raffigurare lo sport come pratica educativa complessa, in grado, grazie a figure formate sul piano educativo, di incidere sulle biografie dei soggetti in termini di apertura al possibile. Tale potenzialità è, tuttavia, condizionata da dinamiche riduzionistiche: il corpo visto nella sua sola funzionalità, il mancato rispetto dei diritti, con particolare riferimento ai minori, la crescente burocratizzazione e finalizzazione economica delle organizzazioni sportive rischiano di depauperarne la valenza formativa. Manca, non infrequentemente, la consapevolezza del valore educativo – da non dare per scontato – che rischia di trasformare la pratica sportiva in un dispositivo eminentemente addestrativo.

La pedagogia è pertanto chiamata a un compito critico e generativo: interrogare il senso educativo e formativo dell’agire sportivo, sottraendolo a logiche meramente economiche, strumentali e prestazionali. Il dialogo con le scienze motorie – sul piano accademico compromesso, ma non interrotto, dallo spostamento dei settori scientifico disciplinari caratterizzanti in area biomedica – può contribuire a una comprensione profonda dei processi di apprendimento corporeo, assumendo la corporeità come categoria pedagogica fondamentale e il movimento e lo sport come spazio di cura educativa (Mortari, 2015), ovvero come pratica orientata all’attenzione all’altro, alla responsabilità e alla promozione di possibilità generative.

In tale cornice, l’esperienza sportiva può essere letta anche come potenziale pratica di libertà (Freire, 1970), nella misura in cui favorisce processi di presa di parola, consapevolezza critica e partecipazione attiva. Grazie a ciò potrebbero essere scongiurate forme di adattamento passivo e riproduzione delle disuguaglianze. L’approccio stesso delle Capabilities (Sen, 1999; Nussbaum, 2011), in particolare, nell’ottica elaborata da Nussbaum, riconosce allo sport una funzionalità feconda, disegnandolo come luogo in cui sviluppare le libertà sostanziali, opportunità di scegliere e agire liberamente; nel contesto sportivo, ancor più in quello associativo, infatti, le persone possono acquisire capacità corporee, relazionali ed etiche fondamentali per condurre una vita che abbia valore.

In questa prospettiva integrata, le associazioni sportive e, in senso allargato, le organizzazioni sportive (Enti di promozione, Federazioni, lo stesso Comitato Olimpico), possono emergere come contesti educativi e comunità di pratica (Sennett, 2008), laddove agiscano sotto il segno dell’intenzionalità educativa. Esse possono rappresentare luoghi protetti in cui l’individuo più sperimentarsi liberamente, anche imparando ad affrontare l’errore e a renderlo sostenibile; contesti in cui lavorare sulla biografia personale e, al tempo stesso, sull’appartenenza collettiva e sulle dinamiche di riconoscimento e inclusione; spazi in cui si giocano processi decisivi di agency, e in cui si contribuisce alla costruzione di comunità educanti e alla promozione di cittadinanza attiva.

Questo numero monografico si propone di raccogliere contributi di ricerca empirica, riflessione teorica e analisi di pratiche che, assumendo esplicitamente una prospettiva pedagogica dell’esperienza, della cura e della libertà, in dialogo con le scienze motorie, esplorino il ruolo della pratica sportiva associativa come esperienza educativa e formativa complessa e trasformativa. L’obiettivo è duplice: da un lato, decostruire criticamente le retoriche prestazionali e i modelli educativi impliciti nello sport; dall’altro, delineare orizzonti teorici e dispositivi pedagogici capaci di sostenere percorsi di sviluppo umano, emancipazione e costruzione di comunità educanti.

 

Aree tematiche da approfondire

  • La pratica sportiva come esperienza educativa trasformativa

  • L’allenatore come mediatore pedagogico dell’esperienza

  • Agency, motivazione e traiettorie formative nello sport

  • Associazioni sportive come contesti generativi e spazi di inclusione

  • Sport e vulnerabilità educative

  • Le associazioni sportive come comunità educanti territoriali

  • Genere, intercultura e giustizia educativa

  • Diritti e inclusione

  • Formazione iniziale e continua degli operatori sportivi

  • Lo sport associativo tra volontariato e professionalizzazione

  • Responsabilità educativa ed etica dello sport associativo

 

Scadenze “Pampaedia” n. 200/2026:

Saranno date comunicazioni di accettazione e di non accettazione dell’abstract via email all’Autore/Autrice entro il 25 marzo 2026;

  • invio del contributo, in file word, completo di: abstract, in italiano e in inglese, relative parole chiave, nome e cognome dell’A. (e, se il testo è a più mani, di ciascun Autore/ciascuna Autrice, con precisazione della parte svolta da ciascuno/a) , ente di appartenenza ed email istituzionale. Il contributo, tra 25.000 (venticinquemila) e (max) 35.000 (trentacinquemila) caratteri, spazi inclusi,  dovrà essere inviato entro il 30 aprile 2026 a: donatella.lombello@unipd.it; carla.xodo@unipd.it; antonio.borgogni@unibg.it; pampaedia.aspei@gmail.com;

  • entro il 25 giugno 2026 completamento del numero ( indice etc…) pronto da inviare alla Pensa Multimedia.

  • data di pubblicazione: 30 giugno 2026.

I contributi saranno valutati con un processo di peer reviewing in modalità double blind : scadenza per eventuali modifiche richieste dai referees : 30 maggio 2026.

 

​ La pubblicazione degli articoli, subordinata al positivo esito della revisione a doppio cieco, prevede un contributo di €100 (cento) a sostegno delle attività editoriali della rivista. Le modalità di versamento, mediante bonifico bancario all’IBAN di As.Pe.I., saranno comunicate successivamente.

 

 

LINK ALLE NORME EDITORIALI download