Una lettura pedagogica critica del calcio giovanile e delle pratiche sportive associative, con particolare attenzione al legame tra educazione e prestazioni
DOI:
https://doi.org/10.7346/aspei-012026-10Palabras clave:
sport giovanile; pedagogia del movimento; educazione sportiva; calcio giovanile; modelli educativi dello sportResumen
Nel panorama delle pratiche sportive associative, il calcio, in Italia, rappresenta uno dei contesti più diffusi di partecipazione giovanile e uno dei principali ambienti di socializzazione corporea e relazionale. Nonostante tale centralità educativa venga frequentemente richiamata nel discorso pubblico, numerosi studi evidenziano come le pratiche sportive giovanili siano sempre più attraversate da logiche prestazionali e selettive che tendono a trasformare l’esperienza sportiva in un dispositivo di addestramento tecnico e di anticipazione delle dinamiche dello sport professionistico (Côté, Hancock, 2016). Muovendo dalla prospettiva della pedagogia dell’esperienza (Dewey, 1938) e dal contributo della pedagogia fenomenologica dell’educazione (Bertolini, 1988), il presente contributo intende interrogare il significato educativo della pratica calcistica nei contesti associativi, analizzandone le potenzialità formative e le possibili derive riduzionistiche. In particolare, l’articolo propone una lettura critica delle modalità organizzative del calcio giovanile, mettendole in dialogo con alcuni modelli sportivi nord-europei (David, 2005; Halldorsson, 2020) caratterizzati da una forte attenzione ai diritti dei bambini, alla partecipazione inclusiva e al ritardo dei processi di selezione competitiva. Il confronto mette in evidenza come la qualità educativa della pratica sportiva dipenda non tanto dalla disciplina praticata quanto dalle cornici pedagogiche e organizzative che orientano le esperienze motorie dei giovani partecipanti. In questa prospettiva, lo sport associativo può configurarsi come spazio privilegiato di educazione della corporeità e di costruzione di esperienze formative significative, a condizione che l’organizzazione delle pratiche sportive restituisca centralità allo sviluppo della persona, alla dimensione ludica del movimento e alla responsabilità educativa degli adulti coinvolti nei contesti sportivi.
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