Formazione & insegnamento, 24(01), 8893
Formazione & insegnamento (2021–2025): Five Years of Growth and Consolidation
Formazione & insegnamento (2021–2025): Cinque anni di crescita e consolidamento
ABSTRACT
This contribution offers a retrospective overview of the main developments concerning Formazione & insegnamento (ISSN 2279-7505) during the five-year period 2021–2025. The journal is situated within the broader context of the transformations affecting the world of scholarly publishing. The essay examines the results achieved, its current positioning, and possible lines of future development. The overall aim is both reflective and documentary: to account for the journal’s recent trajectory and to illustrate its implications for Authors, Readers, Reviewers, and Editors.
Il presente contributo offre un quadro retrospettivo dei principali sviluppi che hanno interessato Formazione & insegnamento (ISSN 2279-7505) nel lustro 2021–2025. La Rivista è collocata nel più ampio contesto delle trasformazioni che investono il mondo delle pubblicazioni scientifiche. Si esaminano: risultati conseguiti, posizionamento attuale e possibili linee di sviluppo futuro. L’obiettivo complessivo è sia riflessivo che di documentazione: rendicontare il percorso recente della rivista e illustrarne i risvolti a vantaggio di Autori, Lettori, Revisori e Redattori.
KEYWORDS
Scholarly publishing, Scientific journals, Editorial development, Editorial positioning, Formazione & insegnamento, Academic publishing, Editorial work
Pubblicazioni scientifiche, Riviste scientifiche, Sviluppo editoriale, Posizionamento editoriale, Formazione & insegnamento, Editoria accademica, Lavoro editorial
AUTHORSHIP
This article is the result of the work of a single Author.
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CONFLICTS OF INTEREST
This paper is written by a member of the Editorial Team. Given its editorial nature, it is featured in a non-peer reviewed section of the journal. The views expressed in this publication are those of the Author.
RECEIVED
March 10, 2026
ACCEPTED
March 29, 2026
PUBLISHED ONLINE
March 30, 2026
1. Introduzione
Il presente contributo offre una ricognizione ragionata dello stato attuale di Formazione & insegnamento, risultante dal quinquennio 2021–2025 e con attenzione alle trasformazioni che stanno trasformando il mondo dell’editoria scientifica. Lo scopo non è presentare una ricerca empirica, bensì documentare alcuni sviluppi recenti, chiarire le prassi editoriali che la Rivista ha consolidato nel medio periodo e dettare alcune linee di sviluppo necessarie al rafforzamento della qualità, della sostenibilità e dell’attrattiva internazionale.
Nello specifico, la Sezione §2 espone alcune novità dell’ecosistema editoriale contemporaneo, con particolare attenzione a Open Access, peer review, Intelligenza Artificiale, metadati, bibliometria e multilinguismo. Su questo sfondo, la Sezione §3 offre una serie di chiarimenti pratici e raccomandazioni rivolti alla comunità scientifica che ruota attorno alla Rivista. Invece, la Sezione §4 illustra alcuni aspetti dei processi editoriali in senso stretto, dalla revisione esterna e indipendente all’automazione di alcune fasi produttive. Infine, la Sezione §5 si concentra sulle sfide infrastrutturali e bibliometriche che condizionano l’appeal internazionale di Formazione & insegnamento.
2. Novità nel mondo delle pubblicazioni scientifiche
Le sottosezioni che seguono (§2.1–§2.6) espongono alcune novità rilevanti nel mondo delle pubblicazioni scientifiche. Pur non trattandosi di ambiti sempre perfettamente sovrapponibili, ciascuno di questi sviluppi, tendenze e aggiornamenti incide sulle prospettive future di Formazione & insegnamento.
2.1. Il mosaico Open Access
2.1.1. Majors e APC/OA fees
In campo Open Access (OA), le prime novità emerse 2025 riguardano le majors, cioè i grandi editori. Tradizionalmente, l’OA era visto come un ostacolo alla piena fruizione dei diritti commerciali: per questa ragione, per compensare la perdita dei ricavi di vendita, applicavano tariffe addizionali a chi voleva pubblicare in questa modalità. Oggi, la situazione non è cambiata, ma le majors sembrano aver esorcizzato la paura che OA significhi perdere la presa sul mercato. Anzi, le OA fees si sono rivelate così redditizie che ormai sono citate come colonna portante dei ricavi aziendali: ad esempio, Springer Nature (Rahn, 2026) riferisce che è proprio grazie all’OA che è riuscita a raggiungere un ricavo 2025 di quasi due miliardi di Euro, con abbondanti aspettative di crescita nel 2026.
Come sostiene Butler (2023) – la cui tesi verte su questo tema – gli oneri [paywall] sono passati dai lettori (e dalle biblioteche) agli autori (e alle università o istituti di ricerca).[1] Ma, osserva, un conto è pubblicare OA, mentre altra cosa è garantire a tutti gli studiosi un accesso equo all’agone scientifico. È pertanto inutile che le istituzioni insistano nell’esigere OA n’importe quoi, poiché ciò ha l’effetto di dirottare una porzione sostanziale dei fondi pubblici verso le majors editoriali semplicemente in ragione del controllo oligopolistico che esercitano sul mercato – e non perché le infrastrutture di distribuzione OA corrispondano effettivamente ai prezzi di listino. Si possono quindi trasformare le osservazioni di Butler in quesiti fondamentali per i policymaker: perché spendere cifre esose per un servizio infrastrutturale che, se affidato alla gestione pubblica, costerebbe molto meno?
Fuori dal circuito delle majors, il panorama OA si articola su almeno tre versanti: quello UNESCO-Diamond (§2.1.2), la linea filo-statalista dell’America Latina (§2.1.3) e l’architettura europea delle infrastrutture interoperabili (§2.1.4).
2.1.2. UNESCO
La comunità scientifica preme per l’adozione del modello “Diamond Open Access”. Questo modello operativo prevede: diritti agli autori, gratuità per autori e lettori, peer review rigorosa e indipendente. In particolare, UNESCO (2025), nel suo Advancing equity and inclusion in scholarly communication, traccia un quadro complesso, che rappresenta le realtà “Diamond” come un mondo molto variegato. A questo panorama appartiene anche Pensa MultiMedia, che ha partecipato sia alle survey sul modello Diamond Open Access, sia alle restituzioni in merito.
2.1.3. America Latina
Nel frattempo, l’America Latina si sta attestando su un fronte comune che, nel proprio Manifesto (cfr. infra), dichiara l’intento di rivoluzionare l’editoria scientifica restituendola alla genuinità originaria della scienza come bene comune. Nonostante la sovrapposizione con alcune iniziative UNESCO, si tratta di un movimento autonomo. Esso promuove un modello editoriale denominato “Accesso Aperto Non Commerciale”, che condivide alcuni elementi della nozione di “Diamond Open Access” e la accompagna con ulteriori criteri di valutazione. Un riferimento importante, in tal senso, è costituito da Redalyc, repository Diamond Open Access con sede in Messico, che ha patrocinato, congiuntamente a UNESCO, il Cumbre Mundial Sobre Acceso Abierto Diamante (23–27 Ottobre 2023). Da quell’incontro è scaturito il Manifiesto sobre la Ciencia como Bien Público Global: Acceso Abierto No Comercial (2023), cui il Direttore di Formazione & insegnamento aveva inizialmente aderito.
Nel suo impianto generale, il Manifesto presenta un’elevatissima compatibilità con l’attuale gestione di Formazione & insegnamento sotto l’ombrello del Gruppo Pensa: nessun costo per i lettori, nessuna tariffa per gli autori, licenza aperta (CC BY 4.0) e piena indipendenza scientifica del processo editoriale. Tuttavia, dopo un contatto esplorativo, Redalyc ha specificato alcuni criteri di esclusione che si basano su ambiguità definitorie del Manifesto, che oscilla tra diverse concezioni di “non commerciale”:
- “Non commerciale” come impegno a non mercificare i contributi scientifici pubblicati;
- “Non commerciale” come impegno a non far pagare Lettori e Autori;
- “Non commerciale” come intento a includere solo soggetti no-profit, anche ove i loro servizi siano esclusivamente infrastrutturali.
Nello specifico, Redalyc sposta parte del suo baricentro decisionale sull’ultimo punto, cioè sulla natura societaria dei soggetti che erogano servizi editoriali e di distribuzione. Si tratta di un’interpretazione difendibile del Manifesto di cui Redalyc è firmatario, ma la sua applicazione – come è possibile verificare consultando la lista degli editori inclusi – assimila spesso le partecipate e gli spin-off degli enti statali a soggetti no-profit, anche quando il loro assetto societario è for-profit per definizione.
Questa applicazione non uniforme del criterio, a fronte di una interpretazione già di per sé ristretta del criterio “non commerciale” del Manifesto, sembra confondere la nozione di “scienza come bene pubblico” con quella di “scienza governata da soggetti statali o para-statali”. L’esito è quello di escludere forme ibride di alleanza tra Accademia e impresa, iniziative coerenti con l’Open Access da parte di Piccole e Medie Imprese e realtà locali o regionali in cui la commercializzazione è limitata alla copertura dei costi operativi – magari con il sostegno di sussidi statali per l’editoria.
2.1.4. Unione Europea
C’è poi il modello europeo, che non si identifica con un singolo editore né con una sola forma organizzativa, ma con un ecosistema di policy e infrastrutture caratterizzate da un elevato grado di interoperabilità (European Commission, DGRI, n.d.). Esso si alimenta soprattutto grazie al fatto che la Commissione europea rende obbligatorio l’accesso aperto per tutte le pubblicazioni peer reviewed dei progetti Horizon Europe e collega tale obbligo alla gestione FAIR dei dati. L’infrastruttura principale non profit, in questo senso, è OpenAIRE, che indicizza e monitora (OpenAIRE AMKE, n.d.). Il suo OpenAIRE Graph (OpenAIRE, n.d.) organizza e interseca i metadati della ricerca, mentre Zenodo offre un repository generalista, aperto a tutti (CERN & OpenAIRE, n.d.) ed EOSC un sistema di interscambio dati (European Commission, n.d.). In parallelo, Open Research Europe fornisce una piattaforma di pubblicazione senza pagamenti per tutte le ricerche finanziate dalla UE (European Commission, DGRI, 2024).
A differenza del caso precedentemente esposto, l’UE non esclude soggetti diversi a priori, bensì impone requisiti comuni sulla disponibilità, il riutilizzo, l’interoperabilità, la sostenibilità e la stewardship accademica connessa alle pubblicazioni. Ciò è evidenziato, in particolare, da iniziative come Plan S, OPERAS ed Europe PMC (cOAlition S, 2026; Europe PMC, n.d.; OPERAS, n.d.).
2.2. Situazione attuale della peer review
Per quel che concerne la peer review, il modello resta sostanzialmente invariato su scala globale: è un’attività prevalentemente gratuita e volontaristica. Ciò non significa che non ci siano novità al riguardo, ma sono tutte di stampo conservativo.
Particolare attenzione merita una sentenza emessa da un tribunale federale USA. Alcuni studiosi avevano citato in giudizio le grandi case editrici scientifiche, lamentando che l’assenza di compensi per i peer reviewer, unitamente ad accordi di non concorrenza tra questi attori commerciali, ammontassero a un “cartello” in violazione delle leggi antitrust. Ma la vittoria è andata alle major: il giudice federale ha dato loro ragione, ritenendo che esse seguissero le best practice più diffuse, senza evidenza di accordi specifici (Dhamala v. Elsevier, 2026).
2.3. La sfida dell’Intelligenza Artificiale
Permangono, tuttora, margini significativi di incertezza nella regolamentazione dell’Intelligenza Artificiale applicata ai processi editoriali. COPE, che è l’attuale punto di riferimento di ANVUR (2023) per i codici etici delle riviste scientifiche italiane, adotta ormai da anni una linea prudenziale: se l’IA viene utilizzata nel processo editoriale, deve sempre esserci una supervisione umana (principio “human in the loop”) – corredata da policy chiare e trasparenti. Ma non c’è una regola unilaterale (COPE, 2019).
Nella sua policy gennaio 2026, l’International Committee of Medical Journal Editors sembra escludere il divieto di utilizzare IA, stabilendo che i revisori debbano attenersi alle policy emanate dalle singole riviste oppure chiedendo preventiva autorizzazione al suo uso; riconosceva, però, a livello generale, la necessità di tutelare la riservatezza del manoscritto, considerando l’uso dell’IA una possibile forma di disclosure a terzi (ICMJE, 2026). Analogamente, la World Association of Medical Editors aveva, già nel 2023, formulato dei principi, ma anch’essi generali: si invitavano gli editori a sviluppare policy in autonomia, adattandole alle rispettive testate (WAME, 2023).
Ne deriva un assetto ancora largamente policentrico: Elsevier, Taylor & Francis, Springer Nature e Wiley convergono nel vietare l’upload dei manoscritti in strumenti di generative AI per ragioni di confidenzialità, ma sono in disaccordo su cosa costituisca un uso assistivo consentito – ad esempio per il miglioramento linguistico del report (Elsevier, 2026; Informa plc, 2026; Springer Nature, 2026c, 2026a, 2026b). La stessa International Association of Scientific, Technical & Medical Publishers ha riconosciuto, nel 2025, che le linee guida delle case editrici non erano ancora al passo con lo sviluppo della tecnologia LLM (STM, 2025). In altri termini, non esistono ancora linee guida ottimali e universalmente armonizzate: per ora, governare l’AI nei processi editoriali resta, in larga misura, responsabilità delle singole riviste e delle singole case editrici.
2.4. Il ruolo dei metadati nel contenimento della dispersione
Pur in assenza di grandi lanci stampa, l’accortezza filologica di chi si occupa di metadati sta arginando la perdita di controllo dinanzi ai rischi risultanti da: uso spropositato di IA, nebulosità degli accreditamenti e delle indicizzazioni e altre situazioni editoriali caratterizzate da scarsa trasparenza.
Il certosino lavoro sui metadati tiene in piedi l’editoria scientifica contemporanea. I metadati non sono semplici descrizioni di un output, ma offrono la possibilità di connessioni e intersezioni durature grazie alla loro distribuzione nel nexus della comunicazione scientifica – alimentando discovery services, cataloghi, grafici della conoscenza, sistemi citazionali e servizi di monitoraggio. I metadati rendono i prodotti editoriali più facilmente reperibili e rendono le loro evidenze più facilmente verificabili e integrabili nell’archivio universale della Scienza.
Molta pressione è esercitata sull’acquisto dei DOI, ma, come ricorda Crossref (2021), il valore della registrazione di un DOI non sta nella sola attribuzione di un identificatore univoco per il contributo scientifico, ma anche nel fatto che tale oggetto è corredato di metadati – i quali, anche quando sono opzionali, arricchiscono la sua discoverability. Invece, sul versante della conservazione dei contributi scientifici, ulteriore sicurezza è garantita da sistemi come LOCKSS (Lots of Copies Keep Stuff Safe): la moltiplicazione delle copie dei file in maniera decentralizzata costituisce la best practice di punta per la sopravvivenza a lungo periodo (Stanford University, n.d.).
Quanto sopra evidenzia quanto sia importante il lavoro di Pensa MultiMedia/Pensa Evolution nell’allinearsi al sistema Crossref attraverso la sua negoziazione con il fornitore mEDRA, che è espressione dell’Associazione Italiana Editori (mEDRA, n.d.). Una volta ultimata questa operazione, sarà possibile per la casa editrice (e per Formazione & insegnamento con essa) depositare i metadati registrati presso mEDRA direttamente su Crossref.
2.5. Aggiornamenti a lungo attesi in ambito bibliometrico
Clarivate sta finalmente introducendo un correttivo importante nel funzionamento dei suoi motori bibliometrici. A partire dall’edizione 2025 dei Journal Citation Reports, infatti, le citazioni da e verso contenuti soggetti a retraction oppure a withdrawal non contribuiscono più a formare il numeratore del Journal Impact Factor. Restano, invece, inclusi nel denominatore, sottraendo quindi valore alla rivista che li ha pubblicati. Pertanto, citare un articolo successivamente ritirato – anche quando ciò avviene a scopo esemplificativo, di contestazione o confutazione – non accresce più il punteggio JIF della rivista. Ciò significa che contributi famigerati come quello di Wakefield et al. (1998) non contribuiranno più al prestigio percepito dei periodici che li hanno pubblicati.
È un passo nella direzione dell’integrità e della qualità, ma giunge tardi: Clarivate stessa ricorda che il primo Science Citation Index risale al 1964, mentre i Journal Citation Reports esistono dal 1975 (Quaderi, 2025). La svolta è stata resa possibile dall’opera di monitoraggio condotta da soggetti esterni al circuito commerciale, come il Center for Scientific Integrity (CSI, 2025) e Retraction Watch (Crossref, 2025a), il cui database è stato incorporato da Clarivate come fonte integrativa dei dati sulle retractions e poi acquisito da Crossref, che lo ha reso interrogabile anche via API.
2.6. Nuovi scenari per il multilinguismo editoriale
Con l’avvento dell’IA generativa, appare poco plausibile un ulteriore irrigidimento della varietà linguistica dei contributi scientifici a vantaggio esclusivo dell’inglese. Più verosimilmente, in un futuro prossimo l’inglese conserverà il primato di lingua franca, ma la consultazione dei testi avverrà sempre più frequentemente tramite prodotti AI-embedded. Si tratta di ambienti di lettura, ricerca e sintesi che integrano le traduzioni nell’interfaccia utente. È questa la strada già imboccata da grandi operatori del settore. RELX riferisce che ScienceDirect AI sta venendo accolta relativamente bene da accademici e ricercatori e ciò motiva Elsevier a integrare sia ScienceDirect AI che Scopus AI nei suoi workspace di nuova generazione – ad esempio, LeapSpace (Sandle, 2026).
Per quel che concerne le traduzioni a mezzo di IA, Amano et al. (2025) prevedono due percorsi possibili per l’editoria accademica multilingue: nel primo, l’IA sarà utilizzata prevalentemente per tradurre dalla lingua originale all’inglese e poi pubblicati; nel secondo, il più trasformativo, gli articoli saranno pubblicati in qualsiasi lingua e letti, valutati e discussi nelle lingue preferite da autori, revisori e redattori. Nel caso quest’ultimo scenario diventasse preponderante, potremmo assistere a un ritorno delle pubblicazioni nelle lingue nazionali, ma solo a condizione che le infrastrutture digitali su cui si appoggiano le riviste offrano soluzioni autenticamente multilingui – cioè non solo offrire un’esperienza multilingue al lettore, ma anche garantire che metadati e discovery possano avvenire indifferentemente dal canale linguistico utilizzato.
Il quadro fin qui delineato ha conseguenze salienti per Formazione & insegnamento: esso impone di esplicitare in che modo la Rivista interpreti le sopraccitate trasformazioni sul piano delle proprie prassi e delle proprie traiettorie di sviluppo.
3. Formazione & insegnamento: chiarimenti, prassi e raccomandazioni
Le sezioni che seguono raccolgono, per nuclei tematici, una serie di proposte, chiarimenti operativi e raccomandazioni rivolte alla comunità di Formazione & insegnamento. Anche in questo caso, non si tratta di punti omogenei tra loro, ma di questioni accomunate dal loro impatto concreto sul funzionamento della Rivista. Nel loro insieme, insistono su tre piani: il rapporto con i dispositivi esterni di valutazione, elementi di gestione del processo editoriale e l’ampliamento agli orizzonti internazionali.
3.1. Rapporto tra Rivista e VQR
3.1.1. Appello ai Direttori di Dipartimento
Fino ad applicazione della nuova riforma, la rivista resta in classe A se i contributi pubblicati, selezionati poi per la VQR, ottengono valutazioni positive (ANVUR, 2023). È quindi essenziale che non vengano inviati contributi da ritenersi mediocri, benché accolti dalla Rivista. Al contrario, si auspica che Autori e Direttori di Dipartimento esercitino discernimento e autocontrollo, puntando a presentare alla VQR i lavori migliori, cioè quelli che quasi certamente sono candidati al successo.
Dal canto suo, la Redazione si prodiga a selezionare i lavori migliori, ma una buona porzione del processo decisionale dipende marcatamente dalla revisione esterna tra pari, che talvolta favorisce la promozione di contributi buoni, ma inadatti alla VQR. Se la Redazione pilotasse sistematicamente questo processo, allora verrebbe a mancare il principio del doppio cieco: ne deriva che il successo della Rivista è intrinsecamente legato al successo dei Dipartimenti in VQR e, parimenti, a un buon allineamento tra valutatori VQR e valutatori esterni che prestano servizio per la Rivista. Poiché tutti giocano a carte coperte, formulare previsioni è molto difficile per la Redazione.
Per ovviare a ciò, la Casa Editrice si è messa in contatto con ANVUR, chiedendo se fosse possibile accedere ai dati aggregati (quindi non individuali) riguardanti il numero di articoli di ciascuna Rivista sottoposti a VQR e gli indici di tendenza centrale dei loro risultati. Così facendo, ipotizzava la Casa Editrice, sarebbe stato possibile governare le Riviste in tempo reale, agendo preventivamente per evitare derive dovute a questo “gioco alla cieca”. Purtroppo, l’agenzia nazionale si è espressa negativamente, indicando che essa pubblica i prodotti sottoposti a valutazione – ad esempio, la lista è integralmente disponibile per Area 11a per la VQR 2015–2019 (ANVUR, 2024), ma che la valutazione dei singoli prodotti non è invece resa nota (ANVUR, personal communication, 6 March 2024). Non era quello che la Casa Editrice aveva chiesto: non si cercavano le valutazioni individuali, ma una sorta di “punteggio” per ciascuna Rivista. L’approfondimento del database ha comunque consentito di appurare che, nella VQR 2015–2019, Formazione & insegnamento è comparsa 97 volte, come illustrato in Tabella 1 – resta, ad ogni modo, la consapevolezza che il dato quantitativo non conduce automaticamente a quello qualitativo.
Titolo rivista | Disciplina | Occorrenze VQR | Editore |
Geotema | Geografia | 119 | AGeI |
Formazione & insegnamento | Pedagogia | 97 | Gruppo Pensa |
Pedagogia Oggi | Pedagogia | 87 | Gruppo Pensa |
MeTiS | Pedagogia | 76 | Progedit |
Form@re | Pedagogia | 74 | FUPress |
Giornale Italiano della Ricerca Educativa | Pedagogia | 70 | Gruppo Pensa |
Bollettino della Società Geografica Italiana | Geografia | 66 | SGI |
Giornale di Metafisica | Filosofia | 51 | Morcelliana |
Bollettino dell’Associazione Italiana di Cartografia | Geografia | 50 | UniTs |
Rivista di Filosofia Neoscolastica | Filosofia | 47 | Vita e Pensiero |
Rivista Geografica Italiana | Geografia | 46 | Gruppo Pensa |
Studi sulla Formazione | Pedagogia | 45 | FUPress |
Studi Storici | Storia | 42 | Carocci |
History of Education & Children’s Literature | Pedagogia | 42 | UniMc |
Archivio di Filosofia | Filosofia | 38 | N/A |
Nuova Secondaria | Pedagogia | 37 | Gruppo Studium |
CQIIA Rivista | Pedagogia | 37 | UniBg |
Pedagogia e Vita | Pedagogia | 34 | Gruppo Studium |
Rivista di Storia dell’Educazione | Pedagogia | 34 | CIRSE |
Ricerche di Pedagogia e Didattica | Pedagogia | 33 | UniBo |
Tabella . Prime 20 riviste scientifiche di Area 11 per contributi presentati alla VQR 2015–2019. N = 1709, x̃ = 1.
3.1.2. Organicità del contributo e divieto di salami slicing
La Redazione mette in guardia contro la pratica di frammentare una ricerca unitaria in una serie di articoli minori, prodotti solo per aumentare il numero di pubblicazioni. Questo indebolisce la qualità scientifica del periodico, riduce l’impatto complessivo della ricerca e appesantisce il lavoro di revisione (ICMJE, n.d.-b). Formazione & insegnamento incoraggia invece contributi organici e completi, che offrano reale avanzamento teorico o empirico.
Riconoscere questo non significa condannare tout court la pubblicazione multipla: vi sono casi virtuosi in cui, nello stesso progetto, diversi ricercatori hanno prodotto contributi complementari, ma ciascuno dei quali presentava un livello di originalità che non lo rendeva sovrapponibile ai precedenti (COPE, 2016). L’avvertimento è dunque rivolto soprattutto a chi pratica salami slicing improprio e non a chi suddivide correttamente approcci distinti per design e risultati.
3.2. Supervisori, privacy e possibili soluzioni
3.2.1. Accompagnamento dei dottorandi e responsabilità preliminare dei relatori
La pressione a pubblicare in riviste di classe A porta talvolta all’invio bona fide di articoli immaturi da parte di dottorandi, che però palesano un’assenza di monitoraggio da parte dei loro supervisori. Ciò comporta un rischio bocciatura e fraintendimenti sull’imparzialità della Rivista. La situazione è parzialmente aggravata dai curricoli di alcuni dottorati, i quali richiedono che il candidato dimostri non tanto il successo nella pubblicazione in classe A, bensì di aver effettuato almeno un tentativo: ciò conduce a proposte formulate come mera “esecuzione del compito” e che successivamente falliscono in quanto prive di autentico apporto scientifico.
Pertanto, è essenziale che i relatori accompagnino i dottorandi in tutte le fasi della preparazione del contributo, garantendo un ulteriore controllo di qualità preliminare che eviti esiti negativi e rafforzi l’indipendenza editoriale degli Autori più giovani (cfr. ICMJE, n.d.-a).
3.2.2. Appello generale ai relatori: questioni di privacy e loro soluzione
Per motivi di privacy (European Parliament & Council of the European Union, 2016) e conformità alle COPE Guidelines (COPE, 2017), la Redazione può dialogare solo con l’Autore proponente e con i Revisori anonimi. Il supervisore (sia esso relatore di tesi o figura senior di riferimento per il Ricercatore), se non figura come co-autore, è persona terza e non può ricevere informazioni sul processo editoriale dell’individuo che supervisiona. Sta piuttosto all’Autore comunicare tempestivamente gli esiti della revisione ai suoi superiori.
Ciò ha come corollario la necessità, da parte di eventuali supervisori, di evitare ingerenze dirette nel processo editoriale: se non sono co-autori del contributo, significa che hanno scelto di non partecipare al processo editoriale, rinunciando così a una relazione diretta con la Redazione; si auspica quindi che non cerchino di agire da mediatori “dietro le quinte”, ma guidino l’Autore all’interpretazione delle comunicazioni e decisioni della Redazione, con conseguente empowerment dell’Autore stesso. Del resto, tentativi di ingerenza rispetto alla titolarità dei dati personali, che la Redazione ha obbligo di tutelare, hanno ulteriori effetti collaterali, che spesso si qualificano come un diretto danno d’immagine per l’Autore: costui, infatti, si presentava come individuo autonomo, ma al primo ostacolo, anche parziale, interviene un suo supervisore cercando di condizionare il processo editoriale – non è certamente una buona carta di presentazione.
Esiste, tuttavia, una soluzione: se, infatti, i gruppi di lavoro adottano la tassonomia Contributor Role Taxonomy (CRediT; NISO, 2026), attualmente implementata anche nei formulari ORCiD (n.d.), si creano spazi per inserire il relatore di tesi o il supervisore del progetto nella pubblicazione anche se costui non è lo scrittore materiale del contributo o il ricercatore di riferimento (PI). Ciò consente anche, in linea di principio, di tutelare il ruolo del relatore di tesi senza, per questo, privare l’Autore principale del giusto credito attraverso indebite pratiche di gift authorship (“autoría regalata”). La Tabella 2 mostra un esempio di soluzione.
Ruolo | Autore/i principale/i | Supervisore |
Conceptualization | Sì | Sì |
Data curation | Sì | No |
Formal analysis | Sì | No |
Funding acquisition | No | Sì |
Investigation | Sì | No |
Methodology | Sì | No |
Project administration | n/a | n/a |
Resources | n/a | n/a |
Software | n/a | n/a |
Validation | No | Sì |
Visualization | n/a | n/a |
Writing — original draft | Sì | No |
Writing — review & editing | Sì | No |
Tabella . Esempio di attribuzione di ruoli in caso studio desunto da tesi dottorale priva di statistiche descrittive e rispetto alla quale il relatore non ha svolto ruoli indagine sul campo o elaborazione dati. Altre combinazioni, anche con più Autori, sono naturalmente possibili.
3.3. Obiettivo “diversificazione”
3.3.1. Endogenia
Il concetto di “endogenia” è introdotto in Formazione & insegnamento dal regolamento DOAJ (2026a; Martínez-Olmo, 2025). Gli indicatori di endogenia, pur non avendo definizione uniforme a seconda degli indici e accreditamenti considerati, hanno un obiettivo comune: mirano a misurare la presenza di Autori o Revisori interni alla Redazione o aventi ricoperto ruoli di peer review in ciascun fascicolo della Rivista stessa. Ecco alcuni esempi, non quantificati, di endogenia spicciola:
- Una buona porzione degli Autori di ciascun fascicolo è rappresentata da membri della Redazione;
- Una buona porzione degli Autori di ciascun fascicolo è rappresentata da Revisori dei fascicoli immediatamente precedenti.
Poiché Formazione & insegnamento adotta un modello di pubblicazione continua, gli indici di endogenia tendono a non applicarsi al fascicolo singolo, bensì alla pubblicazione complessiva entro l’anno solare. Altrimenti, non sarebbe possibile promettere agli Autori l’online first e sarebbe necessario ritardare artificiosamente la pubblicazione online first di tutti i contributi che ancora non hanno trovato collocazione in un fascicolo a debita distanza dalla precedente revisione.
Dal canto suo, Formazione & insegnamento è ben collocata: l’indice DOAJ-inspired di endogenia che calcoliamo si attesta attorno al 6% (molto al di sotto delle soglie di allarme, che si aggirano tra il 20 e il 25%). La Redazione ritiene tuttavia utile informare gli Autori in anticipo dell’esistenza di queste misurazioni, perché l’ambito della pedagogia italiana è, tutto sommato, ristretto e sempre a rischio di diventare echo chamber. Ciò rende necessaria la massima cautela. È anche plausibile che l’importanza di tali indici sia destinata a crescere nel tempo, nonostante ANVUR non li abbia ancora pienamente recepiti.
Ad Autori e Revisori non è chiesto un monitoraggio di questi indici. Tuttavia, si invita alla collaborazione responsabile e a prendere consapevolezza del fatto che il ruolo di Revisore può confliggere con quello di Autore, in caso di revisioni e pubblicazioni molto ravvicinate.
3.3.2. Concentrazione istituzionale degli autori
Può accadere che in un fascicolo siano presenti più contributi provenienti da una singola università o dipartimento. La Redazione è consapevole delle ragioni legittime che stanno alle spalle di questo fenomeno: stagionalità delle proposte, conclusione di progetti di ricerca che coinvolgono personale dello stesso istituto, convergenza su un medesimo tema o momenti di maggiore sintonia percepita tra determinati Atenei e la Rivista. Si tratta, qui, di dinamiche fisiologiche, che però richiedono monitoraggio per evitare squilibri nella rappresentatività complessiva.
Anche in questo caso, come per l’endogenia, Formazione & insegnamento si propone un modello di monitoraggio annuale, con eventuali allerte in caso di possibili concentramenti. Ove necessario, i contenuti saranno distribuiti nei diversi fascicoli disponibili, fatto salvo il principio dell’online first. Gli Autori sono informati di questa prassi, così da comprendere meglio le scelte di “rilegatura” a valle della pubblicazione in HTML.
Analogamente, la Rivista accoglie con favore l’interesse di Autori singoli, ma segnala che un numero eccessivo di contributi dello stesso Autore in tempi ravvicinati può creare squilibri a livello editoriale (cfr. DOAJ, 2026b). Il panorama editoriale italiano, a causa della sua frammentazione, spinge alcuni a concentrare il pubblicato sempre nelle stesse riviste fidate. A ciò, Formazione & insegnamento risponde impegnandosi a restare aperta e indipendente, cioè favorendo e incoraggiando la pluralità di voci, incluse quelle con minore dimestichezza con la Redazione. Quindi, così come invita Autori di Atenei “poco presenti” a proporre i propri contributi di qualità, la Redazione invita anche i frequentanti più assidui a esplorare spazi alternativi di valorizzazione – approfittando, peraltro, della varietà dell’offerta OJS di Pensa MultiMedia.
3.4. Intelligenza Artificiale
Accanto agli equilibri della comunità editoriale, emerge ormai il problema dell’automazione nella scrittura dei testi. Al riguardo, la Rivista ha introdotto una policy sull’uso di strumenti automatizzati per copyediting e traduzioni, che restano consentiti, ma vanno dichiarati dagli Autori (Formazione & insegnamento, 2026a). Si raccomanda di inviare i contributi nella lingua di stesura originale, ricordando che eventuali traduzioni – anche assistite – possono essere effettuate successivamente all’accettazione del contributo.
In parallelo, è stato ampliato il formulario per i Revisori, che ora chiede di indicare le proprie percezioni sull’utilizzo di Intelligenza Artificiale – sia nella scrittura, sia in eventuali sezioni non dichiarate del contributo. Finora, la maggior parte delle proposte si è rivelata trasparente e rispettosa della policy.
Va però ricordato un episodio significativo. Due Professori Associati hanno inviato un articolo interamente redatto con IA, corredato da una bibliografia fittizia, composta da titoli inesistenti e attribuiti ad autori reali e a case editrici in attività, ma non pertinenti con la produzione scientifica di questi stessi autori. L’anomalia in questione è stata scoperta solo in fase di copyediting: se la bibliografia fosse stata più coerente a livello formale, il rischio di darla per buona sarebbe stato elevato. Questo caso dimostra la necessità di massima cautela e trasparenza nell’uso di strumenti automatizzati.
3.5. Internazionalizzazione
Sul versante dell’apertura e della proiezione internazionale, le questioni principali riguardano le lingue di pubblicazione e la varietà degli Autori.
3.5.1. Ampliamento del parco linguistico
Formazione & insegnamento è nata nel 2003 con una vocazione multilingue autenticamente europea. Dopo una fase (2022–2023) in cui il pubblicato è stato ridotto ai soli italiano e inglese, in risposta a necessità di accreditamento e indicizzazione preliminare, la Rivista ha progressivamente reintegrato le altre lingue. Lo spagnolo e il portoghese sono stati accolti subito, grazie anche alla collaborazione dell’Università delle Azzorre (Prof.ssa Josélia M. R. Fonseca e Prof. Francisco J. R. Sousa), mentre il francese è stato reinserito con l’avvento del 2025. Pertanto, si sollecita la comunità a proporre contributi in queste lingue – specialmente in vista del prossimo passo: il tedesco.
3.5.2. Lingue e varietà degli Autori
Sotto la direzione di Margiotta, Magni Ingenii, la Rivista pubblicava spesso contributi stranieri su invito diretto. Con il passaggio all’open call, necessario per ottenere e mantenere le indicizzazioni che attestano la qualità della Rivista, non è più possibile garantire pubblicazione agli Autori sollecitati: in fondo, la Rivista non funziona come la curatela di volumi indipendenti, ma deve garantire omogeneità di procedure nel lungo periodo (cfr. DOAJ, 2026b).
Purtroppo, ciò significa anche che Autori stranieri si rivolgono altrove quando non hanno interesse specifico per la pubblicazione in Italia. Ciò è condizionato anche dal fatto che, in alcuni Paesi, la Rivista è evitata non per mancanza di qualità, ma per mancato inserimento nei circuiti bibliometrici richiesti proprio da quei Paesi (caso frequente in America Latina e in parte d’Europa, incluso il Portogallo stesso). Il problema, dunque, non è soltanto linguistico o geografico, ma anche infrastrutturale e valutativo.
Il mancato inserimento in questi sistemi bibliometrici è dovuto sia alla minor pertinenza di tale requisito agli occhi dell’ANVUR (specificatamente per le Aree di interesse della Rivista, cioè la numero 11 e la numero 10), sia a ragioni politiche e scientifiche – e, più precisamente, ai limiti oggettivi della bibliometria come dispositivo di valutazione della qualità dei contributi. Ciò riduce però l’attrattività internazionale della Rivista, con un margine assolutamente non sufficiente a relegarla nel solo universo italiano, ma di dimensioni sufficienti a farsi occasionalmente notare.
Per ovviare a questa forbice bibliometrica, la Redazione si sta attrezzando, nella consapevolezza che l’operazione richiederà non tanto riforme nei protocolli gestionali esistenti, bensì nelle infrastrutture digitali su cui appoggiarsi.
4. Processi editoriali, copyediting e produzione
Le sottosezioni che seguono illustrano alcuni aspetti del funzionamento editoriale della Rivista che riguardano direttamente revisione esterna, automazione, produzione e gestione dei tempi di pubblicazione. Si tratta di procedure in parte consolidate e in parte recentemente riformulate, con l’obiettivo di rafforzare qualità, trasparenza e sostenibilità del lavoro della Redazione.
4.1. Ampliamento parco Revisori
Agli inizi di Ottobre 2025, la Rivista può finalmente contare su un repertorio di oltre 150 Revisori. La maggior parte di essi è titolare di Dottorati di Ricerca, mentre una minoranza include dottorandi non ancora mobilitati, ma che entreranno in servizio in corrispondenza dell’ottenimento del titolo. Grazie alla puntualità e all’impegno dei Revisori, la qualità editoriale è cresciuta ulteriormente.
Nel rinnovare i ringraziamenti, la Redazione coglie l’occasione per ricordare che il processo di revisione si fonda sull’equilibrio tra più raccomandazioni esterne e indipendenti. Proprio per questa ragione, è fondamentale che ciascuna valutazione sia ben motivata, foss’anche solo brevemente. Ciò velocizza le decisioni e aumenta la credibilità della revisione agli occhi di Redazione e Autori.
Una nota di cautela, coerente con quanto già richiamato sopra (§3.2.2): i manoscritti ricevuti sono soggetti a vincolo di riservatezza e non devono quindi essere caricati altrove, incluse interfacce di Intelligenza Artificiale. Fa eccezione l’antiplagio condotto dalla Redazione, che non comporta un’archiviazione permanente del contributo sottoposto a verifica: sarà il testo pubblicato a fungere, eventualmente, da termine di paragone per valutare l’originalità di proposte future. Per questa ragione, bisogna evitare, al momento, l’uso dell’IA durante il processo di revisione – benché la Redazione riconosca che in futuro essa potrà alleggerire sensibilmente i carichi di lavoro.
4.2. Novità sull’arbitrato
Il ricorso a un terzo revisore con funzione di arbitro nei casi di giudizi opposti si è rivelata essere una scelta efficace e garantista (Formazione & insegnamento, 2026b). Questo sistema rafforza l’indipendenza e la qualità del processo di peer review, incrementando il coinvolgimento di figure esterne e autonome.
La contropartita è il maggiore dispendio di risorse: un Arbitro in più significa un Revisore in meno disponibile per altri articoli – e, non di rado, anche un Autore in meno per alcuni mesi (cfr. “Endogenia”, §3.3.1). Nonostante questo impegno organizzativo, la policy sta avendo successo e contribuisce a migliorare il prestigio della Rivista.
4.3. Automazione
C’è, comunque, un cambiamento degno di nota: grazie allo sviluppo di un software proprietario, la Redazione è ora in grado di automatizzare alcuni processi fondamentali, quali:
- La traduzione automatica dei metadati in lingue secondarie (cioè negli idomi ulteriori rispetto a inglese e lingua originale del contributo – o italiano se l’originale è l’inglese);
- L’identificazione dei doppioni in bibliografia;
- L’identificazione di riferimenti nel testo non presenti in bibliografia e viceversa;
- Il confronto delle voci bibliografiche con un database pregresso;
- Il rendering delle bibliografie in formati multipli (es.: BIB e RIS);
- La conversione dei file DOCX in HTML;
- La pubblicazione degli HTML assieme a un foglio di stile CSS dedicato e disegnato allo scopo.
Gran parte di questi processi sono in attività dietro le quinte e quindi non sempre Autori e Lettori se ne avvedono. Fa eccezione il foglio di stile, che rende meno macchinosa e più gradevole la lettura online dei contributi pubblicati online first.
Per una resa efficace, tuttavia, è anche necessaria la massima cooperazione da parte degli Autori. La Redazione lavora pro bono e ciascun manoscritto che presenta lacune formali o che si pone in deroga rispetto alle linee guida della Rivista costituisce un carico di lavoro aggiuntivo. Dal reparto “composizione [layout editing]” la Casa Editrice chiede abstract più concisi, limitati a 150–175 parole; dal reparto copyediting i Redattori chiedono maggiore attenzione alla qualità grafica delle immagini e delle tabulazioni, nonché l’uso sistematico di applicazioni reference management per velocizzare l’elaborazione delle bibliografie; infine, dal reparto produzione nel suo complesso si chiede la cortesia di ridurre al minimo le note a piè di pagina, il cui trattamento è particolarmente lungo a fronte di un impatto informativo tutto sommato modesto.
4.4. Calendarizzazione
Con il passare degli anni, la pubblicazione in corrispondenza dei periodi di vacanza si è rivelata essere sempre meno conveniente. In particolare, con le pubblicazioni a ridosso di fine Aprile, fine Agosto e fine Dicembre, si riscontravano rischi di ritardo da parte di tutti gli attori coinvolti: Redazione, Autori, Revisori, Casa Editrice, etc.
Si è quindi reso necessario mutare la calendarizzazione della Rivista, con le finestre illustrate nella Tabella 3. Poiché il nuovo regime sarà pienamente attivo a partire dall’Anno Solare 2026, assisteremo a un doppio fascicolo a breve distanza dal precedente: l’anno 2025 si chiude con il Volume 23, Numero 3, al 31 Dicembre, mentre l’anno 2026 apre col Volume 24, Numero 1, al 31 Marzo. Si sollecitano pertanto gli Autori ad approfittare di questa vantaggiosa situazione dal punto di vista della fascicolazione, che raddoppia gli spazi disponibili nell’arco di un bimestre. Si prega solo di non sacrificare la qualità all’entusiasmo.
Prima | Dopo |
30 Aprile | 31 Marzo |
31 Agosto | 31 Luglio |
30 Settembre | 30 Novembre |
Tabella 3. Vecchio e nuovo calendario dei numeri regolari.
5. Bibliometria e infrastruttura digitale
Chiariti alcuni dettagli sul funzionamento interno della Rivista, restano da considerare due questioni di ordine più strutturale, ma decisive per il suo posizionamento futuro: il rapporto con i circuiti bibliometrici e il rafforzamento dell’infrastruttura digitale che garantisce visibilità, interoperabilità e capacità di aggregazione.
5.1. Bibliometria
Come già anticipato (§3.5), il tema della bibliometria resta cruciale per l’attrattività internazionale di Formazione & insegnamento. In numerosi contesti accademici, infatti, la reputazione delle riviste continua a essere valutata proporzionalmente alla loro presenza in specifici circuiti bibliometrici, spesso governati da soggetti privati e for-profit. Di qui, l’impatto sulla Rivista: indipendentemente dalla qualità scientifica della medesima, la mancata indicizzazione in certe sedi la rende meno attraente per Autori stranieri.
Nel caso italiano, ANVUR ha finora adottato una linea relativamente più prudente, poiché il Regolamento (ANVUR, 2023) non vincola la qualità delle riviste a un singolo indice individuato univocamente, ma richiama piuttosto la necessità che gli strumenti di riferimento godano di adeguata reputazione. Questa policy consente a Formazione & insegnamento di operare con un margine maggiore rispetto a contesti in cui la valutazione dipende quasi esclusivamente da una singola infrastruttura bibliometrica. Rimane però il fatto che, sul piano internazionale, la Rivista continua a confrontarsi con una forbice di attrattività: da un lato, essa gode di riconoscimenti e accreditamenti significativi; dall’altro, sconta ancora l’assenza da alcuni circuiti percepiti come decisivi in altri sistemi nazionali.
Per la Rivista, questa si trasforma soprattutto in una sfida infrastrutturale. L’obiettivo non è inseguire passivamente la prassi bibliometrica dominante, ma dotarsi di strumenti digitali che consentano alla Rivista di relazionarsi in contemporanea con sistemi diversi (interoperabilità), di partecipare ai depositi degli aggregatori e di rendersi visibile nei sistemi di discovery e monitoraggio di maggior rilievo (Crossref, 2021, 2025b). In questo senso, il rafforzamento dell’infrastruttura editoriale del Gruppo Pensa costituisce una condizione necessaria per migliorare il posizionamento della Rivista nell’arena internazionale, senza rinunciare alla propria identità scientifica.
5.2. Crossref
Il Gruppo Pensa avvierà nei prossimi mesi l’adozione di Crossref. Ciò sarà possibile con l’assistenza di mEDRA (n.d.), che è il fornitore DOI dell’Associazione Italiana Editori (AIE). mEDRA fornirà strutture di appoggio che consentiranno di inserire in Crossref non solo Formazione & insegnamento, ma tutta la rete delle riviste OJS dell’Editore. Ciò dovrebbe concretizzarsi nel primo semestre del 2026.
5.3. Sito mirror
Nel frattempo, Formazione & insegnamento ha inaugurato un sito mirror (www.formazione-insegnamento.eu) per sperimentare e implementare protocolli di interoperabilità non gestiti dal sistema nativo (PKP OJS). Lo scopo è ancipite: da un lato, garantire la conservazione del repertorio della Rivista secondo la logica Lots of Copies Keep Stuff Safe (LOCKSS); dall’altro lato, facilitare una eventuale interazione preliminare con OpenAIRE, chiarendo bene la struttura della risposta XML dello script OAI-PMH v2.0, che OpenAIRE richiede ai nostri siti ogniqualvolta si interfaccia con noi per la raccolta [harvesting] (OpenAIRE, 2022).
A riprova dell’efficacia del sito mirror, è già registrata l’aggregazione, da parte di Google Scholar, di contributi che inizialmente sembravano essere “perduti”, complice il parziale disservizio che fa PKP OJS quando viene sollecitato il suo OAI-PMH nativo. Ciò dimostra che l’integrazione è possibile a livello tecnico, anche se l’attuale implementazione resta a livello sperimentale.
6. Conclusioni: il futuro di Formazione & insegnamento
Alla luce di quanto esposto, cosa possiamo attenderci da Formazione & insegnamento in chiusura del lustro 2021–2025, che ha visto una radicale riforma di processi editoriali e collocazione internazionale?
Ci si deve attendere, anzitutto, una fase di consolidamento selettivo. La Rivista non ha bisogno di moltiplicare indiscriminatamente le sue iniziative, che sono già corpose bensì di portare a compimento quelle già avviate e garantirne la sostenibilità a lungo termine. In primo luogo, sarà decisivo il rafforzamento dell’infrastruttura digitale del Gruppo Pensa: adozione di Crossref con il supporto di mEDRA, migliore gestione e deposito dei metadati, consolidamento del sito mirror e maggiore interoperabilità nei confronti di ambienti di discovery e harvesting rilevanti per la comunicazione scientifica. In secondo luogo, occorrerà continuare a regolare le procedure interne: chiarire ulteriormente i termini d’ingaggio per l’Intelligenza Artificiale, ridurre i tempi impegnati a valutare i manoscritti che presentano vistosi difetti formali, rafforzare il controllo preliminare sulla qualità delle proposte e rendere più sistematico il monitoraggio di endogenia, concentrazioni istituzionali e potenziali conflitti di ruolo tra Autori, Revisori e supervisori.
Sul piano ancor più squisitamente editoriale, la priorità sarà quella di mantenere alta la qualità del processo di revisione senza irrigidire inutilmente la Rivista. Ciò significherà continuare a investire nell’accrescimento del parco Revisori, valorizzare il ricorso all’arbitrato nei casi di palese conflitto, responsabilizzare i relatori dei dottorandi e continuare a garantire l’affidabilità del doppio cieco. Allo stesso tempo, la Redazione proseguirà sulle linee già tracciate: scoraggiare il salami slicing, favorire la scrittura di contributi organici, esigere maggiore disciplina formale da parte degli Autori e limitare gli oneri impropri che pesano sul lavoro pro bono del team editoriale.
Sul fronte dell’attrattiva internazionale, il futuro di Formazione & insegnamento dipenderà dalla capacità di conciliare due esigenze in apparenza divergenti tra loro: da un lato, restare fedele alla propria identità scientifica, multilingue e non subordinata a una bibliometria assunta come fine in sé; dall’altro, ridurre il divario infrastrutturale che oggi penalizza la Rivista in alcuni contesti nazionali e internazionali. In questa prospettiva, il rafforzamento del multilinguismo, l’incremento dell’appeal per Autori stranieri, la maggiore visibilità nei sistemi di discovery e l’accesso a reti di interoperabilità più avanzate vi figurano come i diversi volti di una medesima strategia.
In breve, il futuro della Rivista richiede una fase di ulteriore maturazione: meno dispersione, più infrastruttura; meno soluzioni ad hoc, più procedure protocollate; maggiore capacità di rendere visibile, credibile e durevole il valore dei contributi pubblicati.
Endnotes
Oltre al gatekeeping, c’è anche la questione del paywall, cioè di contenuti vincolati a costi di accesso (nominali) così elevati da renderli non fruibili. Un esempio tra i molti: durante la stesura del presente contributo, l’autore sottoscritto è incappato nella recensione di Rahman (2025) di un testo sul Gatekeeping. Tale recensione è estremamente “scudata”: la University Press of Toronto, cioè la casa editrice che l’ha pubblicata e la distribuisce, chiede, a fine Marzo 2026, $ 42.50 per 180 giorni di disponibilità dell’articolo, $ 142.00 per 365 giorni e $ 276.00 per l’accesso annuale (all’articolo) e la stampa del volume che lo contiene. Questi prezzi di listino sono riferiti a una book review di appena due facciate. ↑
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