Inquinamento ambientale e incidenza del deficit di attenzione e iperattività (ADHD)

Autori

  • Riccardo Mancini Associate professor in Special Education and Pedagogy | Department of Human Sciences | Link Campus University

DOI:

https://doi.org/10.7346/sipes-01-2024-23

Abstract

L’ADHD (Attention Deficit/Hyperactivity Disorder o Disturbo da Deficit di attenzione/iperattività (DDAI) è un disturbo permanente di origine neurobiologica che inizia nella fanciullezza o nella preadolescenza. L’ultima edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali pubblicata nel 2022 stabilisce un sistema di classificazione che intende ordinare le malattie mentali in categorie diagnostiche basate sulla descrizione e l’analisi dei sintomi, considerando in relazione agli individui le caratteristiche espressive e quelle legate ai comportamenti come riflessi di pensieri ed emozioni e come evidenti conseguenze del decorso della malattia. L’ADHD si trova classificato tra i disturbi del Neurosviluppo e si manifesta attraverso sintomi neuro-comportamentali: cambiamenti dei periodi di attenzione e conseguente difficoltà di concentrazione, iperattività o impulsività ed eccessiva conseguente compromissione del funzionamento sociale, della prestazione scolastica o di una costante e continua attività lavorativa o quotidiana. L’origine del disturbo ha molte e varie cause e la possibilità che diventi un’eredità genetica è stata riconosciuta al 70-80%, in quanto alcuni geni, tra cui dopamina e serotonina, sono associati alle funzioni dei neurotrasmettitori. Altri fattori come condizioni biologiche, psicologiche o ambientali possono avere anch’essi un ruolo ed agire in modo individuale o sinergico nel decorso dell’ADHD. Importante considerare l’esposizione agli inquinanti atmosferici come possibile motivo per il manifestarsi di Disturbi del neurosviluppo, come il Disturbo dello Spettro Autistico (ASD) e l’ADHD.

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Pubblicato

2024-06-29