Analisi dell’impatto di didattica destrutturata sulla comunicazione sociale nell’infanzia

Luisa Bonfiglio, Giulia Torregiani, Francesco Maria Melchiori

Abstract


Negli ultimi anni, il mondo della ricerca scientifica si è aperto a nuovi scenari di intervento didattico, nella considerazione di sviluppare, fin dal periodo prescolare, capacità socio-comunicative. In relazione a ciò, le evidenze dimostrano che appare funzionale l’impiego di attività coinvolgenti, interattive, cooperative ed esperienziali, che stimolano il naturale desiderio di apprendimento. Si riconosce in esse un potenziale sul piano cognitivo, relazionale, sociale ed espressivo, in quanto attraverso tale canale il bambino utilizza e perfeziona i suoi linguaggi verbali e non verbali, creando le condizioni per una migliore fruizione e produzione della comunicazione. L’approccio delle
Neuroscienze Educative (EN) mostra un quadro chiaro dei legami tra competenze relazionali e sociali da una parte, ed ambito cognitivo dall’altra, in una visione di esperienza didattica che plasma i processi sottostanti le abilità cognitive.
L’ Activity Based Intervention (ABI) è un approccio utilizzato nei programmi della prima infanzia volto ad incorporare più efficaci strategie didattiche nelle attività quotidiane di un bambino, orientando un metodo di insegnamento
naturalistico che si verifica in un contesto consuetudinario come l’aula prescolare. L’utilizzo di un approccio ABI ha mostrato un aumento della competenza sociale a seguito dell’incorporazione di obiettivi sociali all’interno
del programma didattico. L’analisi compiuta in questo lavoro ha effettuato una comparazione statisticopsicometrica dei comportamenti verbali e non verbali, in bambini di età compresa tra i 3 ed i 6 anni, coinvolti in attività didattiche strutturate e destrutturate (didattica museale) per evidenziare l’impatto di quest’ultime nell’apprendimento di abilità sociali e per analizzarne le differenze.


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