La distribuzione della pratica nell’apprendimento di un nuovo atto motorio in età preadolescenziale

Valentina Perciavalle, Rita Nicotra, Marinella Coco

Abstract


Scopo del presente studio è stato quello di valutare se, e in che misura, in bambini di scuola elementare, differenti modalità di distribuzione temporale delle sedute di allenamento siano in grado di incidere significativamente sull’apprendimento di un nuovo compito motorio. All’esperimento hanno preso parte quasi 1.000 bambini, di età compresa tra i 6 e i 10 anni, frequentanti le Scuole Elementari.
I bambini venivano avviati all’apprendimento di un compito di coordinamento oculomanuale, del tutto nuovo per loro, utilizzando differenti modalità di distribuzione della pratica (concentrata o distribuita).
I bambini sono stati suddivisi in tre gruppi (A, B e C) e ogni gruppo era suddiviso in 5 sottogruppi, da ricondurre alle cinque classi delle scuole di primo grado. L’allenamento prevedeva 120 lanci complessivi da effettuarsi in una settimana, così distribuiti: il gruppo A svolgeva un allenamento distribuito in 6 giorni consecutivi; b) il gruppo B, svolgeva un allenamento distribuito in 3 giorni alternati (lunedì, mercoledì, venerdì), il gruppo C, svolgeva un allenamento distribuito in 3 giorni consecutivi (per es., lunedì, martedì, mercoledì). Sette giorni dopo la fine del periodo di acquisizione ogni gruppo ripeteva una sessione di 20 lanci, suddivisi in blocchi da 10 con 5 minuti di recupero.
Si è osservato come, in termini di miglioramento, l’apprendimento di un compito, svolto utilizzando la pratica concentrata appare meno vantaggioso rispetto a quello eseguito con pratica distribuita.
Tuttavia, quello che viene appreso con la pratica concentrata sembra durare di più rispetto a ciò che viene appreso con la pratica distribuita. Si è visto, inoltre, che la velocità di apprendimento nei maschi è maggiore rispetto alle femmine.


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