Effetti cognitivi della qualità dell’attività sportiva: quanto conta la complessità?

Francesco Maria Melchiori

Abstract


Questo studio esplora la possibilità che la pratica abituale e continuativa nel tempo di uno sport (a livello non professionistico) possa determinare una differenza significativa nel mantenimento dell’insieme delle capacità cognitive dell’individuo e se la complessità motoria dello sport praticato sia una variabile mediatrice di questa relazione; l’accertamento di tale rapporto porterebbe alla costruzione di programmi personalizzati, funzionali a garantire una migliore qualità di vita della persona in termini di benessere (well-being).
È stata classificata la tipologia dell’attività motoria praticata dai 171 soggetti partecipanti alla ricerca in base ad una versione riadattata della Tassonomia di Gentile ed è stato somministrato il Cognitive Failures Questionnaire (CFQ) come strumento a bande larghe e aspecifico in grado di rilevare delle problematiche legate alle capacità cognitive individuali.
I risultati dell’analisi dei dati condotte per testare le due ipotesi non hanno condotto a risultati statisticamente significativi in entrambi i casi. Il carattere pilota della ricerca, finalizzato allo studio degli effetti della qualità dell’attività motoria invece della semplice quantità dell’impegno, contribuisce comunque in modo rilevante allo sviluppo dell’approccio metodologico al problema, sia nella definizione degli strumenti di misurazione che nella revisione del modello teorico di base.


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