Dono e devianza. La reciprocità della relazione educativa del volontariato penitenziario

Cristina Cardinali, Rodolfo Craia

Abstract


Il recupero del reo, del suo capitale umano coinvolge l’intera società, coinvolta in una donazione di tempo e risorse per il recupero del valore di coloro che si sono persi nel percorso deviante. Per questo il contributo di chi consapevolmente, decide di dare il proprio apporto all’opera rieducativa deve essere valorizzato e canalizzato in un progetto di formazione e motivazione permanente, che associ il volontario e il soggetto deviante in un percorso che responsabilmente
e reciprocamente porti entrambi, nei diversi ruoli, a creare le condizioni per
l’inclusione in una relazione educativa di assoluto valore sociale. È appunto in questo senso che il valore educativo del volontariato si esprime: nella reciprocità della relazione educativa tra chi dimostra il valore dell’uomo depurato dal principio retributivo e il detenuto che raccoglie il valore di quanto a lui donato. L’onere che il volontario assume in questa relazione, contribuisce ad attivare nel detenuto il processo di responsabilizzazione, quindi, la comprensione della gravità del danno arrecato, un passaggio basilare nel percorso di revisione critica. Pertanto, il dono del tempo del volontario, affiancato ai valori religiosi, etici e politici, richiamato dai principi costituzionali, è un elemento chiave per agire nei termini rieducativi inclusivi e sollecitare un modello di intervento per il recupero del capitale umano del detenuto, una risorsa, un valore recuperabile attraverso i modello della capacitazione.


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