Embodied Cognition: il ruolo del corpo nella didattica

Filippo Gomez Paloma, Antonio Ascione, Domenico Tafuri

Abstract


l presente lavoro nasce da un forte dialogo tra Psicologia, Neuroscienze e Scienze Motorie e Sportive in ambito educativo, accomunate dalla valorizzazione del paradigma scientifico multiprospettico dell’Embodied Cognition (da ora EC), (Gallese, 2005). Alcune peculiari applicazioni operative di tale approccio
(Sousa, 2010), mostrano innanzitutto il rapporto tra movimento fisico e potenziamento dell’apprendimento e della memoria; inoltre l’importanza di conoscere lo sviluppo del cervello in età evolutiva per comprendere il comportamento di bambini ed adolescenti; la particolarità dell’influenza dell’ambiente sociale e il clima culturale sull’apprendimento, nonché la capacità del cervello di generare nuovi neuroni fino alla tarda età e la sua modificabilità (concetto di plasticità).
Partendo dall’analisi del corpo come mediatore scientifico del processo di apprendimento a livello neurobiologico (Rizzolatti, 2005) e neurofenomenologico (Gallese, 2006), un fertile ambito di studio si focalizza sulle evidenze scientifiche (Margiotta, 2013) che l’EC, con i suoi atti incarnati (Gomez Paloma,
2013), può offrire al mondo della didattica (Borghi, Caruana 2013) e su come costruire metodologie che rispondano efficacemente ai bisogni educativi, anche speciali, degli studenti (Ianes, 2013).
In questa direzione, l’obiettivo del presente lavoro è quello di delineare e validare un modello “EC Based” (Gomez Paloma & Damiani 2015) per valorizzare la corporeità come ambiente di apprendimento e contestualizzazione
(setting). Tutto ciò partendo dal presupposto che i principi chiave dell’Embodied Cognition offrono inedite opportunità di valorizzazione delle differenze dei processi di apprendimento (Cottini, 2015), rivelandosi estremamente funzionali a realizzare metodologie didattiche innovative.


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