Pedagogia, disabilità e sport-terapia: dalle Paralimpiadi alla salute per tutti

Daniela Masala, Valeria D'Egidio, Francesco Peluso Cassese, Alice Mannocci

Abstract


Con il presente articolo si vogliono ripercorre i principali momenti pedagogici, storici e scientifici che hanno portato le Paralimpiadi a ricoprire un ruolo, oltre che terapeutico, anche filantropico e di riscatto-sociale in soggetti con disabilità. Il portatore di disabilità è generalmente un soggetto svantaggiato nella società moderna, ma negli ultimi decenni, partendo da un’intuizione del dott. Ludwig Guttman, il mondo dell’handicap sta subendo profondi cambiamenti. Il Movimento Paralimpico, parallelo ai Giochi Olimpici tradizionali infatti, nasce nella metà del secolo scorso al fine di portare aiuto nel recupero dei reduci della II Guerra mondiale. Con il passare dei decenni l’idea di sport e di attività fisica come “Terapia” è riuscito sempre più a trovare una definizione e uno spazio istituzionale. Anche il concetto di disabilità ha raggiunto un più ampio respiro, infatti contempla difficoltà di funzionamento della persona sia a livello personale che nella partecipazione alle attività sociali. Ad oggi quindi l’attività fisica
e lo sport possono affiancarsi al processo riabilitativo ed educativo, contribuendo a migliorare la salute fisica, la qualità della vita, valorizzando l’individuo attraverso l’azione consapevole e antropologicamente giustificata dell’intervento educativo-relazionale annesso.


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