Vissuti di reato e stato di coscienza: esercizi di narratologia criminologica con Maupassant

Cristiano Barbieri

Abstract


Nel presente contributo, si prendono in considerazione le vicende criminose narrate da Guy de Maupassant nella novella “La petite Roque” pubblicata nel 1886: la violenza sessuale compiuta su di una minorenne dal sindaco del paese dove ella vive; la successiva uccisione della vittima mediante strozzamento ad opera del medesimo; il suicidio del reo a distanza di alcuni mesi dall’omicidio. Non si entra nel merito di problemi di ordine prettamente medico-valutativo, come ad es., l’imputabilità del reo-protagonista e non si trattano aspetti di tipo vittimologico, perché il racconto si incentra più sul criminale, che sulla vittima. Le riflessioni proposte, viceversa, fanno riferimento ad un’impostazione di tipo narratologico ed hanno lo scopo di proporre un percorso interpretativo. Questo, infatti, partendo dal racconto letterario e restando nei termini della rappresentazione artistica fatta dall’Autore, consente di capire il rapporto che intercorre tra lo stato di coscienza del criminale e la tipologia delittuosa. Per tali ragioni, prendendo spunto dai gravi fatti descritti, si centra l’attenzione sulla personalità del delinquente, sui suoi vissuti e sui suoi disturbi, nonché sulle correlazioni tra il suo modo di essere e le sue diverse condotte, non solo violente, ma anche devianti, nella consapevolezza che la narrazione letteraria può diventare il paradigma di una vera e propria narrazione criminologica, come ben esemplificato dall’opera di Maupassant.


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