Lettura di Un tardo colloquio: immagine e memoria di Vittorio Sereni in una poesia di Giovanni Giudici

Luigi Surdich

Abstract


In occasione di un convegno tenutosi a Luino nel maggio del 1991, otto anni dopo la morte di Vittorio Sereni, il poeta Giovanni Giudici legge una poesia, Un tardo colloquio, che entrerà a far parte della raccolta dello stesso Giudici, Quanto spera di campare Giovanni (1993) e che consiste nell’espressione del rammarico di Giudici per una amicizia, quella fra lui e Sereni, attraversata da incomprensioni ed equivoci. L’articolo, dopo aver delineato alcuni aspetti di questo incontro e di questa amicizia, utilizzando la corrispondenza epistolare e altri documenti, analizza la poesia Un tardo colloquio, prestando attenzione sia agli aspetti stilistici, metrici, strutturali, sia a quelli contenutistici. La lettura del testo consente di mettere in evidenza come l’autore, Giovanni Giudici, non si fermi al puro dato di cronaca e non affidi alla poesia il resoconto di vicende personali e private, ma intenda mettere in risalto, grazie al recupero di alcune situazioni concrete, la prerogativa specifica dell’esercizio della poesia che è quella di recuperare, al di là di quanto è effimero e contingente, temi e problematiche di più significativo rilievo: l’avvertenza del tempo, la tensione tra realtà quotidiana e assoluto, la tenace forza di persistenza garantita dalla poesia.

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