Il sogno di un sogno: La malattia dell’olmo di Vittorio Sereni

Luca Bragaja

Abstract


La malattia dell’olmo, dall’ultima sezione di Stella variabile, si apre come narrazione realistica e in presa diretta, gestita con le movenze del parlato, di una passeggiata serale verso un fiume che attraversa una città, sul finire di un’estate. Sulla riva un olmo perde foglie dai colori vivaci come quelli di petali di fiori sconosciuti. E il paesaggio urbano si rivela essere il fondale di un sogno, nel quale l’io narrante, coinvolto nella vicenda dell’albero malato, assiste alla metamorfosi dell’immagine iniziale in altre entità, lucenti e ambigue. Il nume incerto di una stella viene invocato come guida, ma dalle luci del fiume un «atomo ronzante» ferisce l’io, finché appare al suo fianco una misteriosa, materna e umbratile figura femminile, che non può guarire la ferita della memoria ma alla quale egli si abbandona cadendo con lei in un secondo sogno. Sotto la superficie della scena onirica intuiamo una dimensione sprofondata, e le presenze cangianti che ne sono emerse ci riconducono, come seguendo le radici invisibili della memoria poetica, all’incrocio del percorso figurale delle «sostanze» o «materie prime» dell’autore con le voci di una lunga tradizione – da Virgilio e Ovidio a Dante e Montale, a Valéry e Char... – divenute così la sua propria voce.

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